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FAQ

GLI  PSICOFARMACI

 

La psicofarmacologia moderna, che si può considerare iniziata solo circa quaranta anni fa, ha prodotto importanti modificazioni nella conoscenza e nella cura delle malattie nervose suscitando nel contempo dubbi ma anche speranze, aspettative e controversie che ancora non sono chiarite.
 Alcuni rifiutano gli psicofarmaci considerandoli “ una delle più perverse espressioni della tecnologia e della moderna società industriale, vere e proprie droghe che causano gravi danni organici e portano inevitabilmente ad intossicazione e dipendenza.

C'è, d'altra parte, chi li considera toccasana da utilizzare non solo nella terapia delle malattie psichiatriche, ma anche per anestetizzare emozioni e sentimenti che probabilmente dovrebbero essere elaborati, sedare personaggi scomodi, risolvere ogni malanno a torto o ragione considerato «psicosomatico». Si nota così che a volte di questi farmaci si fa abuso quasi fossero innocue bibite o prodotti senza i quali è pressoché impossibile sopravvivere.
  Ritengo errata ciascuna di queste diverse posizioni anche se posso intuire alcune delle ragioni che hanno indotto molti ad assumere posizioni tanto estremistiche e divergenti.
In effetti disponiamo oggi di strumenti terapeutici relativamente sicuri ed efficaci, utili per il trattamento di molte tra le più comuni ed invalidanti patologie psichiatriche. L'impiego di questi farmaci ha modificato la prognosi e la terapia di molte patologie che interessano pazienti che in altri tempi sarebbero stati costretti alla invalidità o reclusi in ricoveri senza fine.” (1)
  Le attuali ricerche mostrano l’origine complessa delle patologie psichiche ed è certa la notevole interazione tra i fattori genetici, organici, psicologici e sociali.
 Sempre più spesso si nota che l’intervento terapeutico più adeguato per la terapia di molte patologie che investono la sfera cognitivo comportamentale è costituito dalla associazione o coordinazione di interventi farmacologici, prescritti dal medico, e psicoterapici, effettutuati dallo specialista in psicoterapia.
 
Molte sono le domande che si pongono i pazienti ed i loro familiari e che rivolgono poi a noi terapeuti.

E’ importante pertanto parlare un po’degli psicofarmaci, del loro uso più opportuno e correggere delle considerazioni che portano ad un uso scorretto e dannoso del farmaco.

 

  USO E ABUSO DI PSICOFARMACI

 

Gli psicofarmaci ansiolitici, capaci di ridurre la reazione ansiosa, utili quindi nei confronti di patologie «minori», hanno prodotto notevoli conseguenze nella pratica medica e nella vita quotidiana di milioni di persone. Gli psicofarmaci sono comunemente prescritti da medici di svariate specializzazioni in quanto possono rivelarsi utili in campi molto diversi. 
Il maggiore prescrittore di questi psicofarmaci risulta comunque essere il medico generico di base. L'ampiezza del campo di azione e, quindi, del potenziale economico di questo mercato, ha certamente stimolato la produzione e la ricerca di nuove sostanze psicofarmacologiche e con esse una certa pressione commerciale. La prescrizione di psicofarmaci è inoltre spesso sollecitata dal paziente stesso.

   In effetti, data la estrema disponibilità di questi farmaci, in molti casi notiamo che il loro uso viene ad essere determinato da numerosi fattori che non dipendono unicamente da considerazioni cliniche.

   Nella maggioranza delle farmacie casalinghe sono presenti psicofarmaci e spesso i pazienti li assumono senza alcun controllo medico su suggerimento di amici e di vicini o ricordando l'effetto che su di loro hanno avuto in tempi remoti.

   La disponibilità di una psicofarmacologia efficiente ha per di più aiutato molte persone ad adattarsi a ritmi di vita assurdi e patogeni. Ha fornito inoltre un modo efficace per risolvere rapidamente forme ansiose e depressive. Tutto ciò spinge molte persone a non concedersi il tempo di considerare la propria esistenza e di affrontare, e possibilmente risolvere, le cause del proprio malessere.

Questo tipo di abuso può portare ad una cronicizzazione della patologia e ad una dipendenza, per lo meno psicologica, da farmaci, oltre che ad una demotivazione nei confronti di un elaborazione o riflessione sui problemi del momento.

   Spesso gli psicofarmaci sono presi dallo stesso paziente sulla base di un'autoprescrizione, all'insaputa del proprio medico curante, con l’illusione di acquistare col denaro una parvenza di soluzione dei propri problemi.
   A loro volta questi pazienti suggeriscono gli stessi farmaci ad amici e conoscenti in una vera e propria catena dannosa. Se prendiamo in considerazione la notevole diffusione degli psicofarmaci nella nostra società, siamo portati a ritenere che i disturbi emotivi abbiano una notevole incidenza, e che vi sia una scarsa tendenza da parte dei pazienti a tollerare questo tipo di disagio.

Alcuni di questi pazienti, che fanno un uso di farmaci al di fuori di ogni controllo, possono incorrere in forme di dipendenza psicologica e fisica da farmaci, anche perché essi tendono a non interrompere l'uso del prodotto dopo che ne è cessato il bisogno; si adattano così alla dose e, in occasione di successivi momenti di tensione, ritengono necessario aumentarne ulteriormente l'uso fino a livelli in cui ogni tentativo di riduzione diventa sempre più difficile.

  Si nota inoltre un certo inaridimento dei rapporti interpersonali all'interno delle società tecnologicamente avanzate ed un diffuso consumismo, che forse contribuiscono a rendere ancor più difficile il superamento di momentanee difficoltà di adattamento, di integrazione e ad indurre molte persone a pretendere di comprare in farmacia la serenità.

   D'altro canto, la forte affermazione degli psicofarmaci potrebbe essere attribuita al fatto che forse altri tipi di intervento alternativi alla psicofarmacologia lasciano molto a desiderare in quanto difficilmente reperibili o scarsamente efficaci.

   Aiutare il paziente (e perché no, anche altri operatori sanitari) a comprendere che il farmaco, sia pur utilissimo, non è l'unico modo possibile per affrontare problemi affettivi e comportamentali è un compito su cui i terapeuti ed operatori sanitari di diversa origine culturale possono validamente collaborare.
   Lo psicofarmaco è certamente uno strumento utile ma il suo impiego non esonera il paziente dalla necessità di un impegno personale, se vuole giungere ad una guarigione e non  esonera coloro che si occupano di persone portatori di handicap o di problemi psicoaffettivi ad un impegno costante nel rapporto interpersonale  educativo per il superamento delle situazioni di disagio.

Spesso vengono somministrati psicofarmaci a bambini iperattivi, l’uso del farmaco aumenta il loro tempo di attenzione, ma non insegna al bambino forme di comportamento più produttivo ed adattativo. Nei bambini in cura può comparire insonnia, diminuzione dell’appetito e rallentamento della crescita (2)

 Una pessima abitudine del paziente o dei familiari è quella di ridurre le dosi prescritte dal medico con la convinzione di diminuire gli effetti collaterali, questo comportamento fa sì che il paziente non abbia sollievo dal suo disturbo psichico e soffra nell' avere gli effetti tossici e collaterali, per esempio dell’antidepressivo, senza alcun beneficio.
  Altro dannoso comportamento è quello abbastanza frequente di interrompere il farmaco, o uno dei farmaci assunti, senza il parere del medico, le conseguenze possono essere molto spiacevoli o pericolose in quanto si possono avere i sintomi del disturbo da curare molto aumentati, anche più del livello di partenza.

   Gli psicofarmaci devono essere dismessi gradualmente e sempre sotto controllo del medico che li ha prescritti.

 

Tab.1  Nomi dei principi chimici e nomi commerciali di alcuni ansiolitici
(benzodiazepine) con le caratteristiche cliniche e farmacodinamiche.

   
   Principio attivo

Nome Commerciale

   Velocità     assorbim.


Emivita

 Attività           ipnoinduttrice
a basse dosi

1. Alprazolam

Valeans

media

breve

-

 

Xanax

 

 

 

2. Bromazepam

Compendium

  media

breve

-

 

Lexotan

 

 

 

3. Camazepam

Albego

media

breve

 -

4. Clobazam

Frisium

lunga

lunga

+

5. Clorazepato

Transene

breve

lunga

 -

6. Clordemetildiazepam

EN

breve

lunga

+ +

7. Clordiazepossido

Benzodiapin

media

lunga

 -

 

Endequil

 

 

 

 

Equibral

 

 

 

 

Labican

 

 

 

 

Librium

 

 

 

 

Psicofar

 

 

 

 

Psicoterina

 

 

 

 

Reliberan

 

 

 

 

Seren vita

 

 

 

 

Smail

 

 

 

8. Clordiazepossido

DiapatoI

 

lunga

-

    in associazione

Limbitryl

 

 

 

    con Amitriptilina

Sedans

 

 

 

9. Clotiazepam

Rizen

media

breve

 -

 

Tienor

 

 

 

10. Desmetildiazepam

Madar

media

lunga

+ + +

 

Madar

 

 

11. Diazepam

Aliseum

molto breve

lunga

  +

 

Ansiolin

 

 

 

 

Avex

 

 

 

 

Diazepam

 

 

 

 

Eridan

 

 

 

 

Noan

 

 

 

 

Quievita

 

 

 

 

Tranquirit

 

 

 

 

Valitran

 

 

 

 

Valium

 

 

 

 

Vatran

 

 

 

 

 

Principio attivo

Nome

Commerciale

Velocità

Assorbim.

Emivita

Attività

ipnoinduttrice

a basse dosi

12. Doxefazepam

Doxans

media

breve

 

13. Estazolam

Esilgan

media

media

+ + +

14. Flunitrazepam

Darkene

molto breve

media

+ + +

 

Libelius

 

 

 

 

RoipnoI

 

 

 

 

Valsera

 

 

 

15. Flurazepam

Dalmadorm

molto breve

lunga

+ + +

 

Felison

 

 

 

 

Flunox

 

 

 

 

Midorm

 

 

 

 

Remdue

 

 

 

 

Valdorm

 

 

 

16. Ketazolam

Anseren

 

 

-

17. Lorazepam

Control

media

media

+ +

 

Lorans

 

 

 

 

Quait

 

 

 

 

Tavor

 

 

 

18. Lormetazepam

Minias

media

media

+ + +

 

Noctamid

 

 

 

19. Medazepam

Lerisum

media

lunga

+

 

Nobrium

 

 

 

20. Nitrazepam

Ipersed

media

media

+ + +

 

Mitidin

 

 

 

 

Mogadon

 

 

 

 

TRI

 

 

 

21. Oxazepam

Adumbran

lunga

breve

-

 

Limbial

 

 

 

 

Quen

 

 

 

 

Quilibrex

 

 

 

 

Serpax

 

 

 

22. Pinazepam

Domar

media

lunga

+

23. Prazepam

Prazene

lunga

lunga

-

 

Trepidan

 

 

 

 24. Temazepam

Normison

breve

breve

+ +

 25. Triazolam

Halcion

molto breve

molto breve

+ + +

 

Songar

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) F.Rovetto, Elementi di psicofarmacologia per psicologi. Angeli, Milano, 1992, pag. 13
(2) ibidem, pag. 127
Tabelle tratte dal succitato testo.
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